La Capreria, veri pionieri del benessere animale

La prima volta che abbiamo visitato l’azienda agricola La Capreria era una calda giornata estiva di diversi anni fa e… ci siamo persi! Già, perché all’epoca l’uso dei navigatori non era ancora così diffuso e l’azienda si trova in una zona bellissima della campagna vicentina, a Montegalda. Il “benessere animale” – di cui sempre più si parla – qui lo si percepisce già all’imbocco della stradina sterrata che porta all’azienda: la campagna si estende, placida e tranquilla, a perdita d’occhio fino a incontrare il profilo incerto dei Colli Berici, a soli pochi chilometri di distanza.

Ma il concetto di biologico e di “benessere animale” non è certo nuovo a La Capreria. Enrico Grandis e Laura Gandolfini oltre ad esser stati dei pionieri dei caprini in Veneto (fondarono l’azienda agricola nel 1982, partendo con 35 capre), fecero anche parte sin dall’inizio del Coordinamento Veneto Cos’è Biologico. Eravamo nel 1989 e non esisteva ancora un regolamento nazionale. Quando, nel 1991, nacque un vero e proprio regolamento comunitario per il biologico, per l’azienda La Capreria fu solo un passaggio burocratico: il rispetto della natura, dell’ambiente e degli animali aveva sempre fatto parte della filosofia e del modus operandi di Enrico e Laura sin dall’inizio della loro avventura.

 Oggi le capre sono ben 250 (Saanen e Camosciate delle Alpi) e nulla è cambiato di quella filosofia: gli animali vivono infatti a stabulazione libera, con la possibilità di entrare e uscire al pascolo quando vogliono. Ogni giorno vengono nutrite con fieno proveniente da prato ed erba medica coltivate da La Capreria stessa seguendo linee biologiche (no a sostanze chimiche e sì a concimazione naturale con letame proveniente dalle stalle stesse). La dieta degli animali è inoltre integrata con orzo frumento, prodotto in loco o da aziende vicine. E come se non bastasse questo a garantire il benessere animale, anche l’accoppiamento avviene in maniera naturale (durante il periodo del calore, una volta l’anno) e per due mesi (da dicembre a febbraio) gli animali non vengono munti per poter permettere loro di riposarsi e di prepararsi al parto.

Per ribadire la loro attenzione verso l’ecosostenibilità, l’azienda agricola La Capreria si è anche dotata, negli ultimi anni, di un impianto fotovoltaico e di fitodepurazione.

I 6 quintali di latte al giorno vengono lavorati nel caseificio a ridosso della stalla, garantendo così anche i principi della filiera corta. Ma quali formaggi si producono in questo piccolo Eden?

Beh, all’inizio (siamo negli anni ’80) c’era solo il Tommasino, un formaggio fresco dal sapore leggermente acidulo, il cui nome è stato dato in onore del primo figlio di Enrico e Laura, Tommaso appunto. Oggi la sapienza artigianale di Enrico e Arianna (la secondogenita di Enrico e Laura) – dà vita a 15 formaggi diversi, tutti da scoprire, della cui promozione e vendita si occupa Arianna dal 2012.

 

 

 

A noi piace ricordarne qui due in particolare: il Bianco di Montegalda e il Blu di Capra.

Il Bianco di Montegalda è un formaggio a pasta molle e a coagulazione lattico/presamica. Sulla crosta sviluppa una muffa bianca che dona un sapore tipico di sottobosco. Con la maturazione tende a cremificare a partire dal sottocrosta, arrichendosi così nel sapore.

Il Blu di Capra è un erborinato con sviluppo di muffe da penicillium roqueforti all’interno. Viene stagionato per almeno 60 giorni e ha un sapore deciso, in perfetto equilibrio tra il dolce-salato-acido e con sentori di sottobosco, panna fresca, erba tagliata e frutta tostata.

 

 

 

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